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CURIOSITÀ 20 SETTEMBRE 2021

Perché non devi mettere i panini nell'alluminio

Il foglio di alluminio, chiamato anche comunemente carta stagnola, è un materiale lavorato per il confezionamento e la conservazione degli alimenti e dei medicinali. È però un materiale da usare con molta attenzione, infatti, più volte è stata confermata la sua potenziale pericolosità: è risaputo che l’alluminio a contatto con alimenti crudi fortemente acidi, ad esempio il limone o i pomodori, può rilasciare particelle all’interno degli alimenti stessi. Adesso è stato scoperto un nuovo effetto collaterale da alcuni ricercatori inglesi, che hanno collegato l’esposizione all’alluminio a un nuovo rischio per il cervello. Vediamo insieme i dettagli.

 

Le norme in vigore per l’alluminio

L’alluminio è un metallo che presenta tossicità e proprio per questo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha fissato dei limiti massimi di esposizione, correlati al peso corporeo. Ad esempio, una persona che pesa 60 chilogrammi non dovrebbe superare i 60 milligrammi di assunzione di particelle di alluminio alla settimana.

Invece, per quando riguarda la carta stagnola, sono state stilate delle regole per il suo uso a contatto con i cibi. Nel dettaglio, le condizioni a contatto con alimenti ammesse dalla legge per recipienti e fogli in alluminio sono le seguenti:

  • contatto breve: tempi inferiori alle 24 ore in qualunque condizione di temperatura
  • contatto prolungato: tempi superiori alle 24 ore a temperatura refrigerata
  • contatto prolungato: tempi superiori alle 24 ore a temperatura ambiente limitatamente agli alimenti con basso potere estrattivo (come caffè, spezie ed erbe, zucchero, cereali, paste alimentari non fresche, prodotti della panetteria, legumi e frutta secca, ortaggi essiccati).

 

Cosa dice il nuovo studio

Il nuovo studio realizzato da alcuni ricercatori inglesi, e pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Diseases, ha indagato sulla correlazione tra l’esposizione all’alluminio e la predisposizione genetica a varie forme di demenza. La ricerca ha esaminato la presenza di alluminio nel cervello di donatori con una storia familiare di Alzheimer.

I risultati hanno rilevato che le piccole quantità di alluminio che possono entrare nel nostro corpo, quando ad esempio beviamo da una lattina o mangiamo un panino incartato in questo materiale, possono arrecare seri danni alla nostra funzione cognitiva a lungo termine.

La scelta più ovvia è quella di limitare l’esposizione, usando delle alternative all’alluminio, che sono anche più ecologiche. Infatti, i cibi possono essere conservati in frigorifero in contenitori di vetro o avvolti in un panno trattato con cera d’api.

Per la cottura in forno, invece, è meglio optare per pirofile di ceramica, mentre per il pranzo al sacco si possono incartare i panini in una pellicola compostabile o avvolti in un tovagliolo di stoffa.

Con queste piccole accortezze si può scongiurare qualsiasi problematica relativa all’alluminio. Insomma, è sempre meglio prevenire che curare!

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