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EMOZIONI 10 DICEMBRE 2021

Pietro Pantoni, l’ultimo boia di Torino

Nel 1800 le esecuzioni capitali avvenivano alla presenza del pubblico: adulti e bambini condividevano questo spettacolo di morte nelle piazze principali di paesi e città di tutta Europa. Andiamo nella Torino più nera per conoscere Pietro Pantoni, passato alla Storia come l’ultimo boia della città.

 

 

Pietro Pantoni, nativo di Reggio Emilia, era figlio d’arte: il papà Antonio aveva svolto la stessa attività a Modena. Sposatosi con la figlia di un popolano reggiano, Pietro era padre di cinque figli. Avrebbe tanto desiderato che il figlio maggiore seguisse le sue orme ma il ragazzo si mostrò poco portato alla sanguinosa carriera e preferì intraprendere gli studi di pittura. In un taccuino Pietro annotò 127 esecuzioni, datate dal 1832 al 1864, ma in realtà in più di 30 anni di servizio si macchiò di quasi 150 uccisioni.

 

 

Una vita non scelta, “iniziata” quando il padre Antonio si innamorò della figlia del suo benefattore, di professione Giustiziere del Papa: si trattava di Giovan Battista Bugatti, il famoso Mastro Titta. Fu così che Antonio si avvicinò al mestiere. Pietro, va detto, cercò in tutti i modi di sfuggire a quella sorte, anche scappando in Francia; per necessità economiche, però, alla fine fu costretto ad accettare il destino da boia. Cominciò ufficialmente l’attività di esecutore nel 1831, ricevendo la patente di Ministro di Giustizia torinese, e rimase in attività fino al 13 aprile 1864, quando – con l’introduzione della fucilazione come pena capitale – fu costretto a togliersi l’iconico cappuccio rosso.

 

 

Un mestiere temuto dal popolo tanto da costringere la moglie a non uscire mai di casa, per non leggere sulla faccia degli altri disprezzo, rancore e voglia di vendetta. La donna, infatti, si dovette accontentare della solitudine nell’alloggio di via Bonelli 2, perché riconosciuta e additata ovunque come la “donna del boia”. Una vita all’insegna dell’emarginazione, tanto che a Pietro vennero destinati in chiesa un banco in disparte e sotto il campanile un loculo, per riposare per sempre lontano da tutti gli altri una volta morto.

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