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Primarie Pd, tutto pronto. Renzi: non farò guerra a chi vince

02 MARZO 2019

Roma, 2 mar. (askanews) - Il 3 marzo il Pd prova ad aprire l'era del dopo-Renzi. Iscritti e sostenitori democratici andranno ai gazebo dalle 8 alle 20, presentando la tessera elettorale, un documento e versando un contributo di due euro, per scegliere il nuovo segretario e la prima sfida da vincere sarà quella della partecipazione. L'asticella è fissata a un milione, Nicola Zingaretti e buona parte dello storico gruppo dirigente sperano che non si scenda sotto questa soglia, già ampiamente più bassa del milione e ottocentomila votanti registrati all'ultimo congresso, quasi due anni fa.

Tre i candidati: Roberto Giachetti, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti. Il più preoccupato dalla partecipazione è proprio il presidente del Lazio, il candidato da molti considerato favorito. Zingaretti spera in un'affluenza con sei zeri, convinto che sotto la soglia del milione sarebbe più complicato svincolarsi dal condizionamento dei renziani, anche in caso di vittoria. Nel 2007 alle primarie che incoronarono Walter Veltroni, primo segretario, ci furono 3,5 milioni di votanti. Lo statuto Pd prevede inoltre che se non si supera il 50% dei voti alle primarie tocca poi all'assemblea (convocata per il 17 marzo) indicare il nuovo segretario.

Su Zingaretti convergono Paolo Gentiloni, Romano Prodi, Dario Franceschini, Andrea Orlando. Al governatore del Lazio guardano gli ex Pd ora in Leu, a partire da Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema. Il presidente del Lazio è l'uomo scelto dal fronte che vuole archiviare Renzi. Il 'renzismo' puro e duro è rappresentato da Giachetti, sostenuto da Maria Elena Boschi, ma una fetta importante di renziani doc - Luca Lotti, Lorenzo Guerini, Andrea Marcucci - sono anche con Martina.

Renzi nella sua newsletter enews ha scritto: "Chiunque vinca non dovrà temere da parte mia alcuna guerriglia come quella che io ho subito. Alcuni media dicono che si deve andare a votare 'contro Renzi'. Io penso che sia il riflesso condizionato di chi a sinistra combatte da sempre il Matteo sbagliato".

Il nuovo segretario dovrà subito affrontare sfide complicate: la prima e fondamentale sono le europee.

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