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SALUTE 09 NOVEMBRE 2021

Psoriasi, come riconoscerla e affrontarla

Diagnosticare con tempestività ed accuratezza la psoriasi è fondamentale per affrontare al meglio questa patologia, caratterizzata non solo da fastidiose lesioni cutanee, ma anche dal coinvolgimento delle articolazioni e di altri organi ed apparati.

 

 

I numeri parlano chiaro: sono circa 1 milione e mezzo gli italiani colpiti da questa malattia infiammatoria, normalmente cronica e recidivante, che si manifesta più frequentemente con placche eritemato-squamose della pelle sulle zone estensorie del corpo, ed ha un’incidenza maggiore nelle fasce d’età tra i 20 e i 30 anni o dopo i 60. Il dottor Francesco Cusano, presidente di ADOI, sottolinea che è importante non considerare la psoriasi come un mero problema estetico, poiché il fatto che si possa estendere anche agli occhi, agli apparati cardiovascolare e gastrointestinale e alle articolazioni, condiziona pesantemente la qualità della vita di cui ne è affetto: si tratta, infatti, di un’infiammazione sistemica cronica ed autoimmune per la quale le lesioni sull’epidermide sono solo il principale indicatore e non esiste ancora una cura che la possa eradicare.

 

 

Tra l’altro, non è sempre facile ed immediato giungere alla sua diagnosi: da uno studio del Censis su 300 pazienti è emerso che il 70% di essi ha dovuto affrontare diverse visite specialistiche prima di giungere al “verdetto” e trovare strutture e medici in grado di gestire la cronicità per anche 30 o 40 anni. Sono sei i tipi di manifestazione della cosiddetta “artrite psoriasica”, la forma più seria della patologia, ovvero artrite periferica, dattilite, malattia assiale, psoriasi, psoriasi ungueale ed entesite: ne soffrono circa trecentomila persone nel nostro Paese, di solito di età compresa tra i 30 ed i 50 anni, che alternano periodi di remissione e riacutizzazione, accusando rigidità, dolore e gonfiore alle articolazioni.

 

 

La diagnosi tempestiva, unita ai trattamenti adeguati ed efficaci, limita l’insorgenza di gravi disabilità, che compromettono pesantemente il quadro di salute generale dei pazienti.

 

 

A cura di Federico Mereta, giornalista scientifico

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