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BUONO A SAPERSI 19 OTTOBRE 2021

Quando il datore di lavoro ti può spiare legalmente

Quando il datore di lavoro ti può spiare legalmente? È una domanda che si fanno in molti, e la risposta non è sempre chiara. Ora che la tecnologia è sempre più presente negli uffici e nelle aziende e che lo smart working ha reso la realtà del lavoro digitale sempre più diffusa, è facile per il datore di lavoro controllare i dipendenti.

Chiunque si trova in una fabbrica e lavora con attrezzi elettronici, o ha un computer in ufficio può essere monitorato. Ma in quali casi è legale farlo e in quali no?

1. Le telecamere in azienda

I datori di lavoro possono avere delle telecamere all’interno dell’azienda, ma la legge per il loro utilizzo è molto ferrea. Lo statuto dei lavoratori stabilisce che l’utilizzo delle telecamere all’interno dell’azienda non può essere fatto per controllare la prestazione lavorativa dei dipendenti.

Le uniche occasioni in cui si possono visualizzare le riprese sono tre: se c’è una ​​necessità produttiva e organizzativa, ad esempio per vedere se un macchinario funziona nel modo corretto. Servono per verificare la sicurezza sul lavoro, ad esempio per dissuadere rapinatori ad entrare negli uffici. Infine, vale nel caso di tutela del patrimonio aziendale, ad esempio per assicurarsi che i clienti non rubino. L’azienda, nello specifico, non può installare delle telecamere con lo scopo di controllare la prestazione del lavoratore, se non nell’ipotesi in cui siano già presenti delle valide motivazioni.

2. La mail aziendale

Quando la casella dell’email è in condivisione in azienda, il datore di lavoro può entrare con facilità nelle caselle email dei suoi dipendenti. Non può farlo però se in questo modo intende esercitare un controllo su di essi.

Lo specifica il Garante privacy: il titolare del trattamento dei dati, in questo caso il datore di lavoro, deve informare preventivamente i lavoratori delle possibilità di controllo della loro corrispondenza elettronica. Deve inoltre specificare le finalità e le caratteristiche di queste operazioni. Infine, le attività eseguite devono essere tracciabili e non andare oltre le informazioni specifiche per cui sono stati intraprese (ad esempio per reagire ad un attacco hacker di pirateria informatica).

Inoltre, è illecito l’esame delle email rimaste presenti sull’account aziendale dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Una volta che il dipendente se ne va, l’account deve essere rimosso e le informazioni cancellate.

3. Controllo sui social

Sui social, la priorità è tutelare la libertà di espressione del lavoratore. Perciò, il potere di controllo del datore trova un limite nel diritto alla dignità ed alla riservatezza del dipendente.
Ma i social possono essere usati in alcuni rari casi contro il lavoratore, come quando dai post pubblicati emerge una sua condotta illecita.

4. Controllo fuori dall’ufficio

Per quanto assurdo possa sembrare, un luogo in cui il datore di lavoro può spiarvi è fuori dal luogo di lavoro. Per esempio, se vi prendete qualche giorno di malattia, un investigatore privato potrebbe essere assoldato per controllare che siate veramente malati e non siate andati a un concerto. In questo caso, le registrazioni del vostro comportamento possono integrare una giusta causa di licenziamento.

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