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CURIOSITÀ 01 DICEMBRE 2021

Scalate illegali dei grattacieli a Milano: il nuovo trend pericoloso tra i giovani

Ricorda il parkour ed è la nuova moda fra i giovani. Le scalate illegali dei grattaceli di Milano vengono documentate da droni che registrano video e scattano foto. Succede di notte, nel silenzio della città che dorme. Piazza Carbonari, modalità REC attivata e si inizia lo spettacolo. Un gruppo di ragazzi viola il cantiere e inizia la scalata di Torre Milano, sino in cima. La quota raggiunta è 100 metri e, oltre alle immagini, si registra un bisogno spasmodico di apparire, di dimostrare di essere i migliori. Tralasciando un dettaglio non di poco conto: si rischia la vita.

Oltre alle irrinunciabili felpe con cappuccio nero, alle sneaker e ai guanti a mezze dita, non possono mancare le Go pro in testa e gli zaini sulle spalle, con il resto dell’attrezzatura per realizzare i video celebrativi di quella che viene vissuta come un’impresa che sa di libertà. Gli hashtag che accompagnano le pubblicazioni sui social, infatti, sono: #rooftopping, #explore e #illegalfreedom.

“È tra la vita e la morte il posto in cui mi sento vivo”: questi i pensieri di ragazzi, poco più che maggiorenni, che cercano il brivido, in bilico a centinaia di metri di altezza, incuranti del pericolo che corrono. Incoscienza e temerarietà, il confine è sottile. Come lo sono le superfici alle quali si affidano per non perdere l’equilibrio e portare a casa l’impresa, insieme alla propria vita.

Una moda pericolosa

È un vero e proprio boom, con tanto di canale YouTube e montaggi curati nei minimi dettagli. Solo in tre mesi, sono state fatte scalate alla Torre Milano, al Pirellino (l’ex palazzo comunale che sovrasta Gioia) e al grattacielo Unipol. Sembra che venga fatto anche a mo’ di sfregio alle generazioni precedenti. Una risposta agli acrobati più prudenti, che mettono in luce il pericolo che si corre a praticare certe acrobazie senza alcuna protezione. In equilibrio fra i tubolari tondi e scivolosi di una gru, scavalcando reti solo per la voglia di collezionare un selfie da mostrare, le gambe penzoloni sui viali della città: nel vuoto.

Un ritorno alla “guerrilla climbing”, alle arrampicate del 2018 tra Porta Nuova e Citylife che vennero oscurate dalla polizia postale. Giovani diretti verso le “isole” della movida proibita, fra torri e vecchie fabbriche. Se vengono fermati dalle forze dell’ordine, affermano di non fare nulla di male, che rischiare la vita è un loro diritto.

Il pericolo adesso, però, è anche l’emulazione, visto il modo in cui vengono promossi in rete certi eventi. Gli psicologi denunciano il bisogno di mostrarsi, sempre più prepotente fra le nuove generazioni, a tal punto da annebbiare il buon senso e spingere a sottovalutare il rischio di morte a cui certe acrobazie – spesso sotto la pioggia – possono portare. E poi non si può più tornare indietro, pressando il tasto rewind.

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