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CURIOSITÀ 26 GIUGNO 2021

Scoperto cranio millenario: potremmo discendere anche dall’uomo-drago

In Cina è stato rinvenuto un grande cranio fossile che potrebbe appartenere a uno dei nostro misteriosi antenati scomparsi nel corso dei millenni: si tratta del cosiddetto Homo Longi, un nome che deriva da un termine cinese che significa “uomo-drago”.

I dettagli della scoperta

Il cranio è stato scoperto nella provincia cinese di Heilongjian già negli anni ‘30, ma fu recuperato solo nel 2018, perché l’uomo che lo dissotterrò e lo nascose in un pozzo, rivelandone la sua posizione solo sul letto di morte. Solo adesso è stato analizzato scientificamente, con metodiche moderne.

Il teschio risalirebbe a un periodo compreso tra 146.000 e 196.000 anni fa. Possiede caratteristiche morfologiche simili ai reperti trovati in Siberia e potrebbe essere una specie che si affianca ai Neanderthal e ai Sapiens: i cosiddetti Denisoviani.

L’analisi ha stimato che il cranio appartenesse un uomo che aveva circa cinquant’anni quando è morto. “Questo è il più grande cranio umano che io abbia mai visto, pur avendone analizzati diversi”, ha affermato Chris Stringer del National History Museum di Londra, membro del team di ricerca. Le caratteristiche del cranio sono un mix di tratti tipici negli esseri umani arcaici e moderni.

Si tratta di una scoperta molto importante, ma si ritiene anche che aggiungere una nuova specie al nostro albero genealogico sia comunque ancora prematura.

I Denisoviani: il misterioso gruppo scomparso

I Denisoviani sono un misterioso gruppo di esseri umani preistorici identificato per la prima volta circa un decennio fa attraverso il Dna situato nell’osso di un dito trovato nella grotta Denisova in Siberia, in Russia. I Denisoviani erano strettamente legati ai Neanderthal e vissero in Asia per centinaia di migliaia di anni. Si sarebbero incrociati anche con i Sapiens.

La maggior parte dei ricercatori preferisce riferirsi ai Denisoviani come a un “gruppo” piuttosto che è una specie distinta, ma la scoperta apre nuove prospettive. Il cranio ritrovato, infatti, sembra appunto appartenere a questo gruppo che sembra essere quasi del tutto scomparso nelle pieghe del tempo.

Le analisi sul teschio comunque continuano, e probabilmente ci aiuteranno a capire al meglio l’evoluzione della specie umana.

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