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NOTIZIE 02 LUGLIO 2019

Sea Watch, chiesta la convalida dell'arresto per Carola Rackete

Agrigento, 2 lug. (askanews) - "È stata valutata negativamente come volontaria la manovra effettuata con i motori laterali che ha prodotto lo schiacciamento della motovedetta verso la banchina. Abbiamo ritenuto che questo atto è stato fatto con coscienza e volontà".

Sarebbe stata un'azione cosciente, dunque, secondo il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio l'urto tra la nave Sea Watch 3 e la motovedetta della Finanza avvenuto durante l'approdo a Lampedusa della nave, con 40 migranti a bordo, deciso per "motivi umanitari" dal capitano, Carola Rackete, nonostante il divieto delle autorità italiane.

Una decisione per la quale il comandante della Sea Watch è ora indagata ad Agrigento, con l'accusa di rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate e ritenuta non necessaria dai magistrati

"La Sea Watch - ha continuato Patronaggio - attraccata alla fonda, aveva già ricevuto assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità marittime e militari per ogni tipo di assistenza, per cui non versava in stato di necessità".

Non è di questo avviso, però, Alessandro Gamberini, legale di Carola Rackete.

"Non parliamo di speronamento, parliamo di un contatto - ha spiegato - però è indubbiamente un uso della forza, questo è difficile negarlo. Lei ha risposto le ragioni per cui ha deciso l'uso della forza perché aveva avuto negato il suo diritto di approdo per 15 giorni, teneva dei migranti a bordo che in più occasioni, con sbarchi anche per ragioni mediche si erano assottigliati, ma quelli che erano rimasti a bordo meditavano forme di autolesionismo per farsi sbarcare, non avevano più fiducia nell'equipaggio, come ha detto una medica di bordo di lingua italiana, c'erano ideazioni paranoiche diffuse e così lei, da capitana, ha deciso da sola di prendersi questo rischio".

La Procura di Agrigento, in ogni caso, ha chiesto per Carola Rackete la convalida dell'arresto e il divieto di dimora in provincia di Agrigento, in particolare a Lampedusa, Porto Empedocle e Licata, durante l'udienza che - ha precisato Patronaggio - si è svolta in un "clima sereno e collaborativo come si addice alle aule di giustizia". Si procederà separatamente, invece, per il presunto reato di "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina".

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