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Settimana del Cervello, Muto (AINR): ecco come funziona

08 MARZO 2019

Roma, (askanews) - Dall'11 al 17 marzo nel mondo si celebra la "Settimana del Cervello" che, anche in Italia, prevede diverse iniziative di divulgazione con l'obiettivo di portare l'attenzione sulle scienze che si occupano del cervello. E la neuroradiologia, che studia le patologie del sistema nervoso centrale e periferico, è certamente tra queste. Per capire meglio questa disciplina che è cambiata profondamente negli anni grazie ai progressi della tecnologia e che potrà ulteriormente progredire grazie a big data e intelligenza Artificiale, askanews ha incontrato il dott. Mario Muto presidente dell'Associazione Italiana di Neuroradiologia.

"La neuroradiologia - spiega il presidente dell'AINR - è una disciplina che studia le patologie del sistema nervoso centrale e periferico e si avvale di tecnologie che si sono evolute notevolmente nel corso degli anni. Ho avuto la fortuna di assistere a rivoluzioni tecnologiche. La prima innovazione - ricorda il dott. Muto, che dirige l'Unità Organizzativa Complessa (UOC) di Neuroradiologia del "Cardarelli" di Napoli - fu l'avvento della TAC e della risonanza magnetica a fine anni '70, inizi anni '80 che però forniva solo un dato morfologico. Nel corso dei decenni siamo passati al funzionale. Sono venuti fuori dei software di perfusione, di valutazione della capacità di vascolarizzazione, di attivazione corticale cioè della corteccia cerebrale che ci ha fatto capire come funziona il cervello. E questo è certamente qualcosa di innovativo e rivoluzionario".

I progressi tecnologici hanno richiesto un cambiamento nella vostra professione. Cosa si chiede oggi al neuroradiologo? "Negli ultimi 20 anni l'altra innovazione importante è stata quella di un aspetto terapeutico della nostra disciplina. Si è passati da una medicina solo diagnostica a quella che è una terapia, che può riguardare patologie come l'aneurisma cerebrale, la malformazione artero-venosa o anche patologie della colonna vertebrale. Negli ultimi due anni inoltre - aggiunge il presidente dell'AINR - l'evidenza scientifica di studi che hanno dimostrato l'efficacia del trattamento precoce endovascolare dello "stroke" ischemico, ha completamente rivoluzionato la terapia di questa patologia. Quindi noi siamo in prima linea come i cardiologi per aiutare i pazienti a ridurre o eliminare la disabilità neurologica post occlusione di un'arteria cerebrale".

L'imaging poi fornisce anche un supporto alle attività di ricerca sia su patologie come l'ictus sia su patologie degenerative legate all'invecchiamento come Alzheimer e Parkinson. "Dal lato diagnostico anche in queste patologie degenerative sono stati sviluppati dei software in grado di analizzare l'atrofia corticale e di alcune aree anatomiche che sono coinvolte in maniera precoce da questo processo degenerativo. Quindi è possibile fare una diagnosi precoce, correlata naturalmente al dato clinico perché - chiarisce Muto - non dobbiamo dimenticare che si parte sempre da una alterazione clinica, coadiuvata però da un dato di imaging e questo può aiutare a dare terapie idonee che, purtroppo, non sono ancora adeguate alla gravità della situazione e dei dati epidemiologici che sono venuti fuori".

Guardando al futuro, robotica, intelligenza artificiale potranno giocare un ruolo nella neuroradiologia? "Noi abbiamo un enorme problema. Oggi noi facciamo una TAC, una risonanza magnetica in un tempo molto breve perché la tecnologia ce lo consente, quello che si è allungato è il tempo di refertazione perché le informazioni acquisite attraverso queste ultime tecnologie vanno analizzate molto attentamente. In questo - conclude il presidente dell'Associazione Italiana di Neuroradiologia - l'intelligenza artificiale può rappresentare un grande filtro nell'individuazione del paziente patologico rispetto a quello normale e questo già sarebbe un enorme passo avanti".

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