VIDEO
Cerca video
Seguici su Installa app Contatti
BUONO A SAPERSI 17 NOVEMBRE 2020

Smart working, proposta una nuova tassa: cosa prevede

La smart working tax prevede di applicare una tassa del 5% a tutti i lavoratori che continuano a lavorare da remoto, destinando i soldi alle “vittime economiche” della pandemia, cioè chi ha perso o sospeso la propria attività o è costretto a lavorare in ufficio. L’idea della tassa sul lavoro da remoto nasce dal presunto disequilibrio tra chi non può accedervi e chi invece può farlo. Lo smart working, infatti, offrirebbe: risparmi diretti sulle spese, come viaggi, pranzo, vestiti e pulizia; risparmi indiretti, come le spese sostenute in ufficio; vantaggi intangibili, come la sicurezza, la comodità e la flessibilità dell’orario di lavoro. Luke Templeman, strategist dalla Deutsche Bank, ha spiegato che lo stipendio medio annuo per chi lavora in smart working è 55mila dollari, e una tassa al 5% equivarrebbe a poco più di 10 dollari al giorno, “più o meno la spesa che sostiene chi lavora in ufficio per le spese, come il pendolarismo, il pranzo e la lavanderia”. La proposta di Deutsche Bank non è piaciuta ai sindacati italiani. Massimo Masi, segretario generale della Uilca, ha dichiarato di aver appreso “con sgomento sgomento che lo smart working sarebbe un privilegio, al punto che i lavoratori dovrebbero pagare per usufruirne".

3
Alcuni video presenti in questa sezione sono stati presi da internet, quindi valutati di pubblico dominio. Se i soggetti presenti in questi video o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, basterà fare richiesta di rimozione inviando una mail a: team_verticali@italiaonline.it. Provvederemo alla cancellazione del video nel minor tempo possibile.
Chiudi
Caricamento contenuti...