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Spazio, un italiano sulla Luna? Parmitano: io sono pronto

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20 LUGLIO 2020

Roma, 20 lug. (askanews) - "È lecito avere sicuramente dei sogni. Credo che, in questa decade, il progetto di ogni astronauta della mia generazione sarà quello di essere pronto a dare il proprio contributo a una missione sulla Luna, sicuramente da parte mia c'è quella volontà, quel desiderio e quella spinta. È indubbio".

Luca Parmitano è pronto ad andare sulla Luna. L'astronauta italiano dell'Esa e colonnello pilota sperimentatore dell'Aeronautica Militare, primo comandante italiano della Stazione spaziale internazionale si è detto pronto a dare il proprio contributo alle missioni 'Artemis' che, auspicabilmente, riporteranno gli esseri umani sulla Luna, si spera dal 2024.

Lo ha confermato proprio nel giorno del 51esimo anniversario dello sbarco sulla Luna degli uomini dell'Apollo 11, avvenuto il 20 luglio 1969, parlando in collegamento da Houston (Usa) con la sede dell'Asi a Roma, per fare un bilancio della sua missione "Beyond" dell'Esa, a un anno esatto dal lancio.

Un'ipotesi, quella di un italiano sulla Luna - e non solo - in qualche modo accarezzata anche da Giorgio Saccoccia, presidente dell'Agenzia spaziale italiana che ha un'importante partecipazione anche nella costruzione della Stazione spaziale lunare 'Lunar Gateway'.

"Ci saranno opportunità per astronauti europei - ha detto Saccoccia - speriamo di poter andare sulla Luna con un astronauta italiano, il prima possibile. Abbiamo un bell'intervallo di tempo di fronte a noi per imparare a operare non più solo attorno alla Terra ma più in là e l'idea del progetto 'Artemis' è proprio quello di essere organizzata per fare da trampolino di lancio per il passo successivo: andare verso Marte. L'idea è che il "Gateway" sia l'elemento di partenza per una missione successiva verso il pianeta rosso.

Parmitano, assieme ai responsabili scientifici, ha illustrato gli esperimenti italiani condotti sulla Stazione spaziale internazionale, mettendo in luce anche alcune peculiarità della missione svolta sotto il suo comando, come la prima attività extraveicolare di sole donne con le astronaute Nasa, Christina Koch e Jessica Meir. Perché lo Spazio, ha spiegato, non è solo per gli uomini.

"Un momento importante - ha detto - che deve spingerci ad aprire gli occhi e a porci la domanda: 'Perché ci sono voluti 50 anni di volo spaziale per avere una missione extraveicolare tutta al femminile'? Io penso che la risposta sia semplicemente: dobbiamo avere uno sprone, partendo dagli Stati membri dell'Europa, con un fuoco che attraversa tutto il mondo, per far sì che lo Spazio diventi una destinazione desiderata dalle nostre figlie, dalle nostre studentesse, dalle nostre scienziate, perché è un luogo di lavoro assolutamente aperto anche a loro e non deve essere visto in nessun modo come differente da qualsiasi ambiente lavorativo o destinato a un pubblico maschile".

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