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Stefania Fersini, il tempo, l'assenza e il senso di Vanitas

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28 DICEMBRE 2016

Milano (askanews) - Il tempo e' un bastardo, diceva qualche anno fa in un romanzo da Pulitzer la scrittrice americana Jennifer Egan.

Il tempo e' una dimensione che non possiamo sconfiggere in nessun modo, salvo forse attraverso la sua rappresentazione, ma in ogni caso la vittoria sara' - se sara' - effimera.

Su questo tema si puo' inserire anche l'ultimo lavoro di Stefania Fersini, artista torinese finalista con 'Vanitas' alla 17esima edizione del Premio Cairo.

Ma al di la' dei premi - istituti sempre discutibili - quello che ci interessa davvero e' la struttura del lavoro, e, nel caso di Fersini, la ricerca di una nuova dimensione anche per una pratica classica come quella della pittura.

'La questione - ci ha detto l'artista presentando l'opera - e' che qui non gioco piu' con il luogo, ma ho tentato di giocare con il tempo.

Perche' il vaso e' un'anfora in vetro che puo' essere quasi eterna, come idea, cioe' l'anfora ha le sue origini molte ere fa.

E poi c'e' una rosa, recisa, che in realta' invece e' il simbolo della caducita''.

Eternita' ed effimero, dunque, in gioco di vertiginosi rimandi tra un falso specchio e un vero fiore che, apparentemente, in esso si riflette, neppure fosse un perenne Dorian Gray.

La cosa interessante, pero', nella ricerca di Stefania Fersini sono i punti di frattura, quelle zone di faglia solo apparentemente tranquille nelle quali invece si cela il ragionamento profondo sull'idea intorno alla quale ruota buona parte del suo universo creativo: l'assenza.

'Comunque c'e' questa assenza, sempre - ha aggiunto -.

Qui l'assenza non e' nell'immagine assente, e quindi quel bianco dei miei lavori precedenti, ma in questo caso quel bianco e' la rosa, e la rosa non ci sara' a breve'.

Quello che rimane, quindi, e' 'la presenza dell'assenza', che per Fersini si manifesta attraverso i quattro diversi livelli di lettura del singolo oggetto 'rosa', che appare reale, riflesso, e dipinto sia come reale sia come riflesso.

Ma a questo punto siamo sicuri di avere anche solo una vaga idea di cosa sia la 'realta''? Percio' non possiamo non chiedere all'artista - con un filo di ansia - quale potrebbe essere il quinto livello del suo lavoro.

'Il quinto grado - ha concluso Stefania Fersini - secondo me e' l'instabilita' che si crea in chi ci e' davanti'.

La rosa recisa non c'e' piu'.

L'opera forse, in ogni caso e' certamente cambiata.

Resta il senso del tempo, quel bastardo che possiamo solo provare a descrivere.

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