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BUONO A SAPERSI 07 GIUGNO 2022

Truffe, attenzione alla finta convocazione giudiziaria

Una nuova truffa ai danni dei cittadini si sta diffondendo online negli ultimi mesi, come spesso accade si tratta di una vera e propria estorsione di denaro tramite l’inganno.

A lanciare l’allarme è stata in primis la Polizia, con un comunicato diffuso sul sito ufficiale.

Truffe online, occhio alla finta convocazione giudiziaria: come riconoscerla

Analogamente ad altri scam – qui vi abbiamo parlato della truffa denominata “spoofing” – l’utente viene tratto in inganno e convinto a cliccare su dei link che in realtà sono virus, che permettono a chi li invia di avere accesso al computer delle vittime.

I truffatori fingono di essere le forze dell’ordine, convincendo gli utenti meno esperti – soprattutto persone anziane – a fornire “spontaneamente” i propri dati.

Il meccanismo utilizzato per questa frode è particolarmente meschino, fa infatti leva su un’accusa a dir poco grave e infamante, quella di pedopornografia.

Alle potenziali vittime viene infatti inviato un finto atto giudiziario, contenente le accuse in questione, la minaccia di imminenti ripercussioni legali e la richiesta di dati.

Nel comunicato per mettere in guardia i cittadini, La Polizia ha ribadito che questo genere di comunicazioni online è sempre da catalogare come tentativo di frode:

“Nessun ente istituzionale contatterebbe mai direttamente i cittadini, attraverso email o messaggi, per richiedere loro pagamenti in denaro o comunicazioni di dati personali, dietro minaccia di procedimenti o sanzioni penali”, recita infatti il comunicato.

L’avvocato Guido Pascucci, raggiunto da Roma Today, ha dichiarato di aver sporto denuncia relativamente ad alcuni tentativi di truffa con finta convocazione giudiziaria, sottolineando come i messaggi ricevuti dagli utenti siano tra loro simili ma non identici:

 “Mi sono stati segnalati almeno cinque o sei presunti procedimenti per pedopornografia – ha dichiarato – da fonti differenti, due o tre sono palesemente falsi grossolani, con tanto di errori grammaticali e di sintassi che fanno supporre che una mano straniera possa aver tradotto il testo con un traduttore online”.

E ancora: “Le altre hanno meno errori, ma non sono esenti dalla presenza di elementi grossolani: hanno indicato corpi di polizia inesistenti e articoli del codice penale o reati inventati, oppure viene indicato come mittente il Prefetto, che si congeda con “con affetto”. Del tutto inverosimile, eppure in alcuni casi funziona”.

Come sempre, è fondamentale ricordare di non rispondere mai a mail che chiedono di fornire dati sensibili e non cliccare su alcun link, anche quando la fonte “sembra” attendibile: quasi sicuramente si tratta di una comunicazione fasulla.

Il consiglio,  di fronte anche solo al minimo dubbio sulla legittimità di una comunicazione online, è di rivolgersi sempre e comunque alla Polizia postale, che potrà facilmente fornire delucidazioni.

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