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NOTIZIE 21 OTTOBRE 2020

Unhcr punta sull'educazione con il Manifesto Università Inclusiva

Roma, 21 ott. (askanews) - Non solo accoglienza, ma anche e soprattutto istruzione ed educazione perché "un'istruzione di qualità gioca un ruolo fondamentale per la vita dei rifugiati e per il loro futuro".

UNHCR e Università italiane scendono in campo per l'inclusione degli studenti rifugiati: 43 gli atenei italiani che hanno aderito al "Manifesto dell'Università inclusiva", lanciato dall'UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, per favorire l'accesso dei rifugiati all'istruzione superiore e promuovere l'integrazione sociale e la partecipazione attiva alla vita accademica in Italia.

Un evento digitale, dal titolo "L'impegno delle Università per i rifugiati. Un anno dopo il lancio del Manifesto per l'Università Inclusiva" diventa occasione di confronto e di approfondimento sulle attività a favore degli studenti rifugiati in Italia.

La Rappresentante UNHCR per l'Italia, San Marino e Santa Sede, Chiara Cardoletti: "Siamo in un periodo storico molto difficile: 70 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case. L'istruzione è fondamentale per ridare a queste persone la capacità di ricostruire la propria vita. Considerando che solo il 3% della popolazione mondiale dei rifugiati ha accesso all'educazione secondaria, questo è diventato un nostro obiettivo fondamentale: cercare di mettere le persone nella condizione di ricostruirsi una vita, anche attraverso l'educazione".

Come nasce l'idea del Manifesto per l'Università Inclusiva? "E' un'iniziativa che vede coinvolte moltissime Università italiane, più di 40, che si vedono protagoniste dell'offrire delle possibilità di educazione universitaria a molti rifugiati. Sono tanti gli impedimenti per i rifugiati per accedere all'educazione universitaria: il riconoscimento dei titoli di studio, la questione economica e sicuramente anche la lingua".

Entro il 2030 l'UNHCR si pone l'obiettivo di raggiungere un tasso di iscrizione del 15% a programmi di istruzione superiore per i rifugiati in paesi d'accoglienza e paesi terzi anche attraverso l'ampliamento di vie di accesso sicure che tengano in considerazione i bisogni specifici e le legittime aspirazioni dei rifugiati di costruire il loro futuro in dignità.

Un obiettivo che l'UNHCR vuole raggiungere anche attraverso il progetto University Corridors for Refugees, i "corridoi universitari". Bereket è uno studente rifugiato che si trova alla Luiss da due anni grazie a una borsa di studio e al progetto dell'Unhcr. Bereket arriva dall'Eritrea e studia al Master di Corporate Finance: "Non si tratta solo di educazione e istruzione; grazie a questo progetto veniamo davvero salvati, altrimenti avremmo preso altre strade, molto pericolose. Quindi questo progetto ci dà speranza", dice. "La cosa che mi piace di più della Luiss è che è un ambiente molto diverso, prima conoscevo solo persone dell'Eritrea e dell'Etiopia, ma ora da tanti posti di tutto il mondo, dal Nord e Sud America, dall'Asia, dall'Africa, quindi per me è stata un'esperienza che mi ha davvero cambiato la vita".

Tra le Università più attive c'è quella di Cagliari, che accoglie tre studenti rifugiati. La professoressa Alessandra Carucci, Prorettore per Internazionalizzazione e referente del progetto UNICARE, spiega:

"Come Università di Cagliari abbiamo subito aderito, con piacere, sia al Manifesto che al progetto dei corridoi umanitari; già in precedenza ci eravamo occupati del problema rifugiati che anche in Sardegna era diventato rilevante, soprattutto dopo il 2015. Noi cerchiamo di coinvolgerli in varie attività che facciamo anche con il Comune, le visite culturali, per inserirli in un percorso di integrazione. E' una cosa in cui crediamo molto, penso che non avremo problemi ad andare avanti, non so con quali numeri ma proseguiamo".

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