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VIRGILIO BAMBINI 10 OTTOBRE 2019

Perché facciamo le vacanze al mare?

Fare castelli di sabbia sul bagnasciuga e giocare a spruzzarci d’acqua salata con i nostri amici: non c’è niente di più divertente! Ma perché facciamo le vacanze al mare? Anche se chi ha la fortuna di passare tante ore spensierate in spiaggia ogni estate può dare per scontata questa idea, la moda delle vacanze in riva al mare è nata solo nel 1700 in Gran Bretagna: prima di quell’epoca, infatti, non si consideravano le località di riviera come posti rilassanti o divertenti. Secondo alcuni studi, prima del XVIII secolo si pensava addirittura che le spiagge fossero pericolose, perché legate a naufragi e disastrose mareggiate. Questo concetto si ritrova fin dalla storia biblica del diluvio universale, ma anche gli antichi romani non amavano il mare, perché separava i popoli gli uni dagli altri. Il turismo marino cominciò ad affermarsi grazie ad alcuni medici inglesi, che erano convinti che fare dei bagni nell’acqua fredda del mare facesse guarire dallo “spleen”, la malinconia che pensavano fosse causata dall’eccesso di bile. Dopo l’inizio della Rivoluzione Industriale, poi, il chimico Antoine Lavoisier scoprì l’esistenza dell’ossigeno e da quel momento si pensò che l’aria di mare fossa più sana, perché più ossigenata e meno inquinata: il lavoro nelle fabbriche diede la possibilità economica alle persone per poter fare le vacanze lontane da carbone e vapore e così l’idea di andare in spiaggia si diffuse velocemente anche nel resto d’Europa. Oggi hai imparato perché facciamo le vacanze al mare!

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