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EMOZIONI 25 NOVEMBRE 2020

L’araba Fenice, quando il mito incontra la psicologia

Scopriamo cosa cela la leggenda dell’Araba Fenice, l’uccello mitologico che risorge dalle proprie ceneri.

 

Sull’esistenza dell’Araba Fenice ci sono tanti interrogativi; per molti è solo frutto della fantasia, per altri il mito si ispira in realtà ad un vero uccello, che viveva nella regione allora governata dal popolo assiro.

 

Ciononostante, quello che più desta interesse è la simbologia che rappresenta, ovvero la capacità di risorgere, che, nella vita quotidiana, può essere associata alla resilienza, l’attitudine di far fronte alle avversità coltivando e valorizzando le proprie risorse interiori. Le persone resilienti sanno, infatti, quanto sia importante coccolare l’autostima, circondarsi di ottimi amici ed imparare ad accettare anche le situazioni più scomode, per potersi rialzare più forti e strutturati di prima.

 

Secondo una versione del mito, l’Araba Fenice, dopo aver vissuto 500 anni, prima di morire costruiva un nido sulla cima di una quercia, accatastava piante balsamiche e si adagiava al sole, lasciando che i raggi la bruciassero. Dal cumulo di cenere, poi, emergeva una piccola larva che, sempre grazie al sole, cresceva rapidamente sino a diventare nuova Fenice.

 

Del possibile legame fra il volatile e l’essere umano scrisse anche l’antropologo e filosofo Carl Gustav Jung, nell’opera “Simboli della trasformazione”, dove l’autore, staccandosi dal maestro Freud, paragona la capacità di risorgere a quella di rinascere post fallimento. Non a caso, la Fenice è da sempre simbolo di forza, al punto da credere che persino le sue lacrime fossero curative. Ancora oggi, in Cina, ad esempio, è espressione di prosperità, potere ed armonia dell’universo.

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