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Perché per addormentarci contiamo le pecore?

Quando non riusciamo a dormire, si pensa che contare le pecore sia così noioso da far arrivare il sonno. Ma perché è nata questa convinzione?

Questo sistema viene citato in un’antologia medievale di racconti toscani, intitolata “Il Novellino”: una delle storie della raccolta parla di Ezzelino III da Romano, un potente condottiero germanico, così famoso per la sua crudeltà da essere citato anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri e ne “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde.

Siccome non riusciva mai ad addormentarsi, Ezzelino assunse un cantastorie che lo divertisse con i suoi racconti durante la notte: il menestrello, al contrario del suo datore di lavoro, aveva molto sonno e una sera, disperato, narrò la storia di un pastore che si trovava sulla riva di un fiume e voleva far portare il suo gregge sull’altra sponda.

Il traghettatore del posto, però, aveva una barca talmente piccola da poter portare solo una pecora alla volta: caricò la prima e attraversò il fiume, poi tornò indietro a prendere la seconda e la traghettò e poi la terza, la quarta e così via. Dopo essere arrivato a un certo numero, il cantastorie smise di parlare: Ezzelino gli chiese di continuare il racconto, ma lui rispose che doveva aspettare che prima passassero tutte le pecore.

Il condottiero non si addormentò, ma si fece una bella risata e lasciò finalmente riposare il cantastorie. Oggi hai imparato perché si contano le pecore per addormentarsi!

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