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Perché non tutti gli uccelli volano?

L’uomo ha sempre cercato di osservare i volatili per dominare l’aria come loro. Ma perché non tutti gli uccelli volano?

Per librarsi in volo, compiere lunghe distanze durante la migrazione, o manovre che sfidano la fisica per predare, è necessario avere ali robuste e proporzionate al peso del corpo, ossa del petto della giusta curvatura e il resto dell’ossatura cava all’interno: non tutti gli appartenenti alla famiglia degli uccelli però hanno queste caratteristiche.

Tra i più famosi non volatori ci sono i pinguini: il loro corpo si è evoluto per adattarsi al meglio allo “stile di vita” adottato nelle zone antartiche in cui nidificano. Le ali si sono trasformate in pinne, che li rendono ottimi nuotatori, così come le ossa piene agevolano tuffi ed immersioni in acque profonde, a caccia di pesci prelibati.

Emù, casuari e nandù sono invece troppo pesanti per volare, proprio come lo struzzo che con più di 2 metri d’altezza per oltre 100 kg di peso, è l’uccello più grande del pianeta: le ossa del petto di questi colossi sono piatte, perciò i muscoli adatti al volo non si sono potuti sviluppare, ma l’evoluzione li ha dotati di zampe fortissime con cui possono correre superando i 70 km/h. Il piccolo kiwi della Nuova Zelanda, invece, ha le ali atrofizzate, perché non gli è mai servito volare per sopravvivere: nel suo territorio, non esistono predatori da cui dover scappare staccandosi da terra.

Cigni e albatros, anche se sono molto grandi, riescono a volare prendendo la rincorsa, mentre i giganteschi avvoltoi si gettano da alte rupi per cibarsi dei resti degli animali morti. Oggi hai imparato perché non tutti gli uccelli volano!

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