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Imprenditore non trova dipendenti: "manca la voglia di lavorare"

Roma, (askanews) - Difficoltà nel trovare personale, curriculum mal compilati, indisposizioni ad accettare orari serali e mancanza della reale volontà ad ottenere un posto di lavoro. Sono queste le principali difficoltà che un imprenditore affronta quotidianamente in Italia, come testimonia Leonardo Leone, imprenditore romano attivo in diversi settori come la ristorazione, il benessere, l'edilizia e il comparto ricettivo.

Difficoltà perchè - come testimonia lo stesso Leone - di richieste di lavoro ne arrivano davvero poche. "Sembra paradossale. Qualcuno chiama, manda messaggi sulle mie pagine social, ma alla fine quando diamo il contatto sono pochissime le persone che si presentano a fare un colloquio. Tutti pensano che un imprenditore abbia difficoltà in Italia in questo momento con il fatturare o nel reperire denaro per aprire aziende. Oggi realmente la difficoltà di un imprenditore è il capitale umano. Quindi le difficoltà di un imprenditore sono quelle di trovare persone che hanno voglia di lavorare e che sono preparate al lavoro".

Il problema, in molti casi, sono proprio le domande. "Noi - sottolinea l'imprenditore - pubblichiamo degli annunci per diversi settori per diversi ruoli, le persone rispondono ma rispondono molte volte in maniera non sufficientemente valida. Candidarsi per un colloquio implica una lettera di presentazione, un curriculum compilato in una certa maniera. Ci arrivano invece mail senza allegato, con curriculum fotografati, senza lettera di presentazione. E questa è una parte, mentre l'altra parte è che le persone non sanno compilare un curriculum".

Ottenuto un colloquio, non tutti accettano le condizioni poste dal datore di lavoro. "Statisticamente - spiega Leone - su 100 appuntamenti fissati a settimana si presentano la metà o a volte anche meno della metà. La seconda difficoltà è che quando si siedono difronte al selezionatore invece di rispondere a domande fanno domande. Questo può anche essere buono perché non è sempre l'azienda che seleziona la persona ma anche la persona, la risorsa che seleziona l'azienda. Il problema è che la preoccupazione è legata semplicemente a quanto tempo si lavora e a quant'è lo stipendio".

I provvedimenti del governo come il reddito di cittadinanza non sembrano essere gli strumenti più utili per chi fa impresa. "Il provvedimento ha alle spalle un movente positivo - dice ancora Leone -, ha l'intento positivo di aiutare le persone. Il problema è che andiamo ad aiutare le persone sbagliate. C'è molta disoccupazione, i dati di quest'anno dell'Istat certificano il 30% di disoccupazione giovanile. Il problema è che stando in mezzo alla gente, avendo oltre 260 dipendenti in diversi settori, vedo che ci sono tanti giovani che non lavorano, ma una buona fetta non vuole realmente trovare lavoro. E' questo il problema principale. In più se gli diamo anche i soldi per vivere in maniera serena sarà difficile che queste persone avranno voglia ancora di più di accettare un lavoro magari a qualche chilometro di distanza, di accettare un lavoro che prevede che alle nove si inizi, perché non si può iniziare a mezzogiorno. Tutte richieste che le persone fanno, come orari particolari, pomeriggi liberi, cose che realmente appartengono alle problematiche personali dell'individuo".

Leone ha deciso quindi di dedicare il suo tempo ad aiutare chi realmente desidera trovare un lavoro. "Naturalmente non potrò farlo con tutti - spiega -, potrò farlo con chi ha realmente voglia di migliorare la propria situazione. Nei miei percorsi, ad esempio, come quello basico per cercare lavoro, c'è la presentazione e il colloquio. La presentazione c'è alla prima telefonata o all'ingresso in un'attività, oppure all'invio di un curriculum. In questo caso l'invio di una lettera di presentazione o il curriculum stesso devono essere scritti in una maniera decente. Molto spesso le persone che cercano lavoro vogliono fare bella figura e indicano tantissimi posti di lavoro. Un ragazzo di trent'anni magari mette 16 collaborazioni con una durata media di tre mesi. Questa non è una buona cosa per un imprenditore o per chi entra nei panni di un imprenditore e sa che uno dei requisiti fondamentali è l'affidabilità e se quella persona non si è mai legata ad un azienda più di tre quattro o cinque mesi fa presagire che quella è una persona molto scostante e invece di far bella figura per aver avuto tante collaborazioni, quello diventa un aspetto negativo che fa deselezionare quella persona per un successivo colloquio".

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