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SALUTE 16 GIUGNO 2021

Vaccinazione eterologa per Covid-19, quanto ne sappiamo oggi

Ecco cosa sappiamo oggi sulla vaccinazione eterologa per Covid-19.

 

Prima un vaccino a vettore virale (cioè con un virus trasportatore che reca gli antigeni di Sars-CoV-2 per stimolare la risposta immunitaria), poi un vaccino a m-RNA (che fornisce le istruzioni per lo sviluppo di anticorpi specifici nei confronti del virus responsabile di Covid-19); questo è quello che propone, per gli under 60, la nuova indicazione per la vaccinazione. Dopo una prima dose AstraZeneca, quindi, se ne programma una seconda con vaccino d’altro tipo.

 

Al momento ci sono solo pochi studi, ma diverse ricerche sono in arrivo su questa “combinazione”. Questa strategia di “miscela” di vaccini con meccanismo d’azione diverso si basa su una scelta già fatta in alcuni paesi, come Germania e Regno Unito. Per quanto si sa, fino ad ora, non sono emersi problemi particolari; l’obiettivo è sempre lo stesso: fare in modo che il sistema immunitario riceva le “indicazioni” utili per predisporre anticorpi specifici nei confronti del virus; quindi, in caso d’infezione, grazie alla vaccinazione, si può avere una risposta.

 

 

Una singola dose, a prescindere dal tipo di vaccino, può già offrire una reazione da parte del sistema immunitario, ma è con la seconda che si conclude il ciclo vaccinale, in attesa di un possibile ulteriore “richiamo”. Con due vaccini a meccanismo d’azione diverso, quindi, non cambia la strategia, mirata sempre ad ottenere una copertura immunitaria efficiente per scongiurare il rischio di sviluppare Covid-19 in forma seria, prevenendo così il rischio di ricoveri o decessi (in particolare, nei soggetti “fragili”, per età o patologie). Ovviamente, non tutta la comunità scientifica è d’accordo su questa modalità di somministrazione: c’è chi sostiene che grazie allo stimolo offerto dai vaccini – anche con meccanismo d’azione diverso – si possa comunque ottenere un risultato simile – se non addirittura migliore – in termini di difese sviluppare.

 

Tuttavia, molti sostengono che non ci sono ancora dati sufficienti per procedere su questa strada, consigliando quindi di mantenere lo stesso vaccino anche per il richiamo.
In questo senso, va sottolineata la posizione degli esperti del PTS (Patto Trasversale per la Scienza) che ricordano come il dibattito sulla vaccinazione eterologa sia in corso ma come al contempo non ci siano indicazioni definitive sul tema da parte delle strutture deputate a darle, come ad esempio l’Agenzia Europea del Farmaco.

 

Senza dubbio, il medico è il punto di riferimento migliore per sciogliere eventuali dubbi per le persone che sanno di essere sottoposte ad un richiamo con vaccino diverso dal primo. Ciò che conta è preservare il maggior numero di persone con doppia vaccinazione, limitando il rischio che si sviluppino varianti; un obiettivo importante, anche alla luce della variante Delta (o indiana). Proprio recentemente è stata pubblicata su Lancet una ricerca che dimostra come con le due dosi di vaccino (in questo caso, di un’unica tipologia) si possa ottenere buona copertura protettiva anche nel caso della variante: in poche parole, in caso di contagio, i sintomi sarebbero comunque leggeri.

A cura di Federico Mereta, giornalista scientifico

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